Eliana Deborah Langiu — Polaroid: poesie
Eliana Deborah Langiu Polaroid: poesie Torino: Torino poesia, 2008 La poeta Eliana Deborah Langiu nasce a Torino nel 1973, esordisce…
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Kate Millett, La politica del sesso, Milano, Rizzoli, 1971, 533 p.Titolo originale: Sexual Politics, 1969Scheda critica di Ferdinanda Vigliani Nella sua premessa a La politica del sesso Kate Millett sentiva il bisogno di avvertire le lettrici e i lettori: latesi che il suo saggio, spaziando dalla letteratura alla storia, al pensiero politico, voleva dimostrare era che“il sesso ha un aspetto politico di frequente trascurato”. Nel 1969 si trattava di un’affermazione tutt’altro chescontata. Tanto che l’autrice, dopo avere citato tre passi letterari, tratti dall’opera di Henry Miller, NormanMailer e Jean Genet, in cui a descrizioni sessuali assai esplicite si mescolavano in modo particolarmentesignificativo i concetti di potere, superiorità, dominio del maschio, così spiegava la tesi del suo saggio: Non si può certo affermare che il coito abbia luogo in un vuoto; sebbene di per sé risulti essere un’attività biologica efisica, è così profondamente radicato nel più ampio contesto delle vicende umane che può essere considerato unmicrocosmo saturo dei vari atteggiamenti e valori a cui aderisce la cultura. (…) Ma, naturalmente, ilpassaggio da quel tipo dirapporti intimi a un più ampio contesto di riflessi politici costituisce in realtà un gran passo. (…) Con il termine “politica” cisi riferirà ai rapporti strutturali sul potere, agli ordinamenti per cui un gruppo di persone è dominato da un altro gruppo (p.41) Kate Millett definiva il suo saggio un lavoro pionieristico e lo fu veramente, per più di un aspetto. Nell’avermesso in luce l’antitesi naturacultura così onnipresente nel patriarcato: la donna è natura e “naturali” sono lecause della sua oppressione. Nell’aver fatto rilevare il carattere parziale e colonialista della cosiddettaoggettività maschile. Nell’aver messo in luce i modi spesso sotterranei e impliciti in cui l’arte, la letteratura, lafilosofia, la psicologia e la psicoanalisi sono armi efficaci di una politica del sesso che subordina la donna,relegandola al suo ruolo biologico di madre o di oggetto sessuale, destinato a gratificare con la sua inferiorità “naturale” l’ego maschile. Dopo i chiarimenti dell’autrice sul suo metodo non convenzionale, che occupano il primo e il secondo capitolo, ilvolume risulta suddiviso in due ampie sezioni: la prima ha un carattere storico, o, per meglio dire, di storia dellacultura; la seconda è di critica letteraria, intesa, secondo le parole dell’autrice, come “un’anomalia, un ibrido, una vianuova” basata sul presupposto che vi sia spazio per una critica che prenda in considerazione il più vasto contestoculturale nel cui ambito la letteratura viene concepita e prodotta. Del resto anche la parte più strettamente storica diquesto lavoro beneficia di un intreccio con la letteratura e la poesia che la rende straordinariamente viva e affascinante.La storia del secolo che va dal 1830 al 1930, con la rivoluzione sessuale del primo femminismo suffragista, legatoall’abolizionismo e alle battaglie civili per il diritto all’istruzione, è spesso vista attraverso le reazioni di coloro (i più)che videro in questa rivoluzione una minaccia per i loro privilegi millenari. Dalle immagini romantiche e cavalleresche di Tennyson, che augura alle donne di rinunciare, per amore, allabrama irragionevole di istruirsi, alla celebre conferenza di Ruskin che rivolgendosi alle donne con l’altisonanteappellativo di “Regine”, con la metafora del giardino (la conferenza era intitolata Of Queen’s Gardens) e dividendo ledonne in “gigli” e “rose” — le seconde un po’ meno rispettabili delle prime, secondo la cultura vittoriana — faceva appelloalla naturale superiorità morale della donna, che trovava la sua più alta realizzazione nella famiglia. Retoriche un po’melense, che volutamente stendevano un velo sulla povertà e lo sfruttamento delle donne lavoratrici, sulle degradanticondizioni delle prostitute, sulla sostanziale assenza di diritti delle donne. Anche delle borghesi, che secondo la poeticavisione del giardino, beneficiavano di una invidiabile tranquillità, assicurata loro dalla protezione maschile. Pochissimi gli intellettuali che sostennero la rivoluzione sessuale: John Stuart Mill, il cui saggio Subjection ofWomen è contemporaneo alla conferenza di Ruskin, sul finire degli anni Sessanta dell’Ottocento; di poco più recente(1884) è il saggio di Friedrich Engels, L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato. Mill in particolareviene citato da Millett come il primo importante assertore dell’irrazionalità di ogni richiamo alla “natura femminile“come giustificazione di uno stato di subordinazione. Sul piano psicologico il contributo di Mill è importante…
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