Letture Incrociate II edizione Dialoghi tra generazioni e culture diverse

Svetlana Aleksievič
“La guerra non ha un volto di donna. L’epopea delle donne sovietiche nella seconda guerra mondiale”
Bompiani 2017
Svetlana Aleksievič è una scrittrice e giornalista bielorussa (Ivano-Frankivsk 1948). Cronista, ha raccontato ai suoi connazionali gli eventi principali dell’Unione Sovietica e della Russia della seconda metà del XX secolo, basandosi sulla raccolta di centinaia di testimonianze che ha trasposto nei suoi romanzi corali, in cui emergono i drammi, i sentimenti e le voci degli uomini e delle donne che hanno vissuto in quei Paesi e in quel periodo. Tra gli scritti più importanti tradotti in Italia, si ricordano: Preghiera per Černobyl′ (2002), sulle vittime della tragedia nucleare del 1986; Ragazzi di zinco (2003), sulla guerra in Afghanistan, vista dagli occhi dei reduci e delle madri dei caduti; Incantati dalla morte (2005), sui suicidi seguiti al crollo dell’Unione Sovietica; Tempo di seconda mano. La vita in Russia dopo il crollo del comunismo (2014), sul disfacimento dell’impero sovietico vissuto dalle “piccole persone”; Gli ultimi testimoni (2016), basato sulle memorie di guerra dei bambini. Costretta a lasciare per dodici anni il suo Paese perché invisa al presidente A. Lukašenko, ha vissuto principalmente a Parigi, ma di recente è tornata a vivere a Minsk. E’ stata insignita nel 2015 del premio Nobel per la letteratura “per i suoi scritti polifonici, un monumento alla sofferenza ed al coraggio nel nostro tempo”. Nel 2022 la sua opera omnia è stata edita in lingua italiana nei volumi Guerre e Tornare al cuore dell’uomo.
“La guerra non ha un volto di donna” (2015), è una raccolta di memorie di donne che hanno combattuto nell’Armata Rossa durante la Seconda guerra mondiale: le protagoniste di queste storie sono in gran parte donne di diciotto o diciannove anni, corse al fronte per difendere la patria e gli ideali della loro giovinezza contro uno spietato aggressore.
Quando nel giugno 1941 Hitler arriva alle porte di Mosca, causando all’URSS la perdita di milioni di uomini e di vasti territori, centinaia di migliaia di donne vanno a integrare i vuoti di effettivi e alla fine saranno un milione: infermiere, radiotelegrafiste, cuciniere, ma anche soldati di fanteria, addette alla contraerea e carriste, genieri sminatori, aviatrici, tiratrici scelte. Attraverso un lavoro di anni e centinaia di conversazioni e interviste, l’autrice ha ricostruito il volto della guerra al femminile, che ”ha i propri colori, odori, una sua interpretazione dei fatti ed estensione dei sentimenti e anche parole sue”.
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