
Germaine Greer,
L’eunuco femmina,
Titolo originale:
The Female Eunuch,
1970
Milano, Bompiani, 1972,
Qualche tempo fa un autorevole esponente della cultura patriarcale, che frequento per ragioni di lavoro, ebbe bisogno — anche lui esclusivamente per ragioni di lavoro — di avere qualche informazione sul femminismo degli anni Settanta. Senza esitare venne da me e mi chiese in prestito L’eunuco femmina diGermaine Greer: un fatto che ci fa capire quanto rappresentativo di un’epoca e di un pensiero questo librosia stato.
Un libro che ruggiva a partire dal titolo. Ecco come Greer spiegava la castrazione della donna:
Gli atti sessuali sono forme di ricerca, come l’antico eufemismo “conoscenza carnale” chiarisce: alla donna si insegna a negare proprio l’elemento di ricerca della propria sessualità. Non solo le si insegna a negarlo nei suoi contatti sessuali, ma (poiché in qualche modo subliminale il nesso è stato capito) in tutti i suoi contatti, fin dall’infanzia, così che, quando diventa consapevole del suo sesso, lo schema ha una forza d’inerzia sufficiente a prevalere sulle nuove forme di desiderio e di curiosità. Questa è la condizione che si intende col termine “eunuco femmina”. (p. 69)
Lo stile può essere considerato l’aspetto più datato, caratteristico di un periodo letterariamente connotato dalla sperimentazione e affascinato da contaminazioni stilistiche, che non optavano per modelli precostituiti, ma tendevano a mescolarli tutti: il saggio, la ricerca densa di citazioni letterarie, il pamphlet, il trattato utopico, la testimonianza autobiografica. Questa mescolanza tra un sofisticato lavoro di citazione di fonti letterarie, poetiche, filosofiche, attraverso i millenni e le culture, e uno stile intuitivo in cui si avverte la scrittura “di getto” conserva un grande fascino, nonostante la traduzione italiana poco accurata, di una sciattezza che qualche volta arriva a minare la comprensibilità del testo. Ecco un esempio tra i tanti, in cui la traduzione peggiora lo stile già un po’ enfatico e finisce per rendere incomprensibile quella che penso sia invece un’osservazione intelligente e anticipatrice sulla polarizzazione di genere:
Che cosa sono la corsa agli armamenti e la guerra fredda se non la continuazione della competitività edell’aggressione maschile nella sfera inumana di istituzioni governate dai calcolatori? Se le donne vogliono smettere di produrre carne da cannone per l’olocausto finale devono salvare l’uomo dalla perversità della loro (sic) stessa polarizzazione. (p. 99)
Un altro elemento caratteristico di quegli anni in cui i giovani e le donne avevano la sensazione palpabile che la loro coscienza potesse cambiare il mondo e avesse già incominciato a farlo, è la carica utopica:
Ci vuole molto coraggio e molta indipendenza perché una donna si decida a presen tare un’immagine del tutto originale di se stessa, trascurando quella che la società premia: ma, se comincia, la cosa diventa via via sempre più facile. (p. 156)
E facile era sbrigliare la fantasia e immaginare un mondo in cui la maternità fosse per la donna “non undovere o un destino ineluttabile, ma un privilegio per cui lottare.” (p. 251). Le ipotesi di Greer sull’evoluzionedella famiglia sono coraggiose e provengono da quel senso claustrofobico della famiglia borghese che tuttala generazione dell’ultimo baby-boom condivise. Inoltre a quei tempi non si era ancora sentito parlare di denatalità ed era diffusa la convinzione che Greer esprime a proposito della famiglia e della sua responsabilità demografica: “il problema della sopravvivenza dell’umanità non consiste nell’assicurare la nascita delle generazioni future, ma nel limitarla”(p. 250). Tuttavia questa limitazione non poteva per Greer assumere l’aspetto di una gretta pianificazione delle nascite per ragioni economiche e la sua fantasticheriadi mettere al mondo un figlio diviene:
comprare, con l’aiuto di alcune amiche con problemi analoghi, una fattoria in Italia dove poter stare quandole circostanze lo permettano e dove far nascere i nostri figli. I padri e gli altri amici visiterebbero la casa il più spesso possibile per riposarsi e per godersi i bambini e anche per lavorare un po’. (p. 251)
Bella, generosa e anche ingenua e irrealistica visione, che ci viene lasciata da questa autrice, rappresentante significativa dell’ultima generazione che ha potuto permettersi di avere un sogno. La rappresentazione del mondo che Greer costruisce in questo libro non prevede le mezze tinte. Il sogno chiedeva con urgenza di diventare realtà, anche perché il mondo “pre femminista” che questo libro descrive in capitoli come quello intitolato Odio, in cui l’autrice afferma: “Le donne non hanno chiaro quanto gli uominile odiano” (p. 265), era per le donne indubbiamente peggiore di quello in cui viviamo ora. Grandi ingiustizie causavano grandi ribellioni.
Intanto il movimento si allargava, come disse Gloria Steinam, “non tanto per organizzazione, quanto per contagio“1. Giustamente Greer, nel riassumerne i passaggi fondamentali, colloca nell’opera di Masters eJohnson, L’atto sessuale nell’uomo e nella donna2, uno dei grandi punti di svolta. Anche se poi non concorda con le conclusioni, ispirate all’opera di Masters e Johnson, della studiosa femminista Arme Koedt, autrice de Il mito dell’orgasmo vaginale3:
l’affermazione della signorina Koedt (…)per la quale la potenza orgastica divenne per l’ignoranza anatomica diFreud e Reich una meta irraggiungibile per le donne e una causa di vergogna e di inautenticità maggiori nelcomportamento sessuale, è senz’altro giusta, ma i suoi corollari, cioè che l’errore fosse il premeditato risultatodello sciovinismo maschile, che la vagina sia estranea al piacere sessuale femminile e che gli uomini insistano per la penetrazione perché la vagina è il luogo più gradevole dove un pene si possa trovare (qui c’è untocco di sciovinismo femminile) sono almeno discutibili. (p. 325)
L’ironico acume con cui Greer esamina il ruolo dei media nella diffusione del “contagio” femminista, tocca un altro dei punti certamente importanti nella storia di quegli anni: “Malgrado il caos e i fraintendimenti, il nuovo femminismo cresce rapidamente” e poco dopo aggiunge con anarchico buonumore: “Le infermiere disobbediscono, le insegnanti sono in sciopero, le gonne sono ad ogni altezza immaginabile, non sicomprano più reggipetti, si esige l’aborto… la ribellione accumula forze e può ancora diventare unarivoluzione” (p. 330).
La rivoluzione. Certo non era nella visione di Greer la conquista del potere politico da parte delle donne. Il potere non diventa migliore semplicemente cambiandogli sesso. Questa rivoluzione doveva portare alla libertà di tutti:
La prima scoperta significativa che faremo mentre ci muoveremo rumorosamente lungo la strada che porta alla libertà femminile sarà quella che gli uomini non sono liberi, ed essi cercheranno di fare di ciò un motivoper cui nessuno debba essere libero” (p. 349).
Ma l’utopia continua sempre più irresistibile, colorata e fantasiosa: “La guida più sicura perché la strada che le donne intraprendono sia giusta è la gioia nella lotta. La rivoluzione è la festa degli oppressi”
Scheda a cura di Ferdinanda Vigliani
1 G. Steinam, The City Politic, in «New York», 10 marzo 1969.
2 William H. Masters, Virginia E. Johnson, L’atto sessuale nell’uomo e nella donna, Milano, Feltrinelli, 1967 (titolo originale HumanSexual Response, 1966).
3 Arme Koedt, Il mito dell’orgasmo vaginale, in Per un movimento politico di liberazione della donna.





