
Le condizioni strutturali della vita familiare
Laura Balbo, in «Inchiesta», n. 9, gennaio-marzo 1973, pp. 10–26
Questo “classicone” è stato recensito negli anni Novanta da Beatrice Perucci – sociologa e documentalista – per il libro 100 titoli, guida ragionata al femminismo degli anni Settanta, a cura di Aida Ribero e Ferdinanda Vigliani
La riflessione di Laura Balbo in questo articolo — riferito ad una ricerca sulle condizioni della vita familiare nelle aree urbane industriali dell’Italia del Nord dal 1965–66 fino all’inizio degli anni Settanta — affronta la questione della famiglia, come “uno dei meccanismi fondamentali di riproduzione sociale” (p. 10).
Sono gli anni in cui il tema della famiglia — che dal decennio precedente ha acquistato particolare visibilità nella ricerca sociologica — diviene centrale nel dibattito sia culturale che politico, e in Italia vede uno stretto in treccio tra percorsi conoscitivi, movimenti collettivi e modifiche istituzionali e legislative. In particolare, l’elaborazione del femminismo sull’oppressione delle donne nell’istituzione familiare e sulla divisione sessuale del lavoro come cardine della società patriarcale viene intrecciandosi con l’attenzione degli studi delle donne, soprattutto sociologici, alla condizione della donna adulta, al rapporto tra stato sociale e famiglia, al lavoro familiare. È nel 1973 che nasce, infatti, presso l’università degli studi di Milano, il Gruppo di ricerca sulla famiglia e la condizione femminile (Griff), di cui Laura Balbo è presidente, che vedrà la partecipazione di molte tra le studiose italiane di tematiche della condizione femminile: Bianca Beccalli, Marina Bianchi, Franca Bimbi, Maria Cacioppo, Yasmine Ergas, Giuliana Chiaretti, Mariuccia Giacomini, Laura Grasso, Marina Piazza, Simonetta Piccone Stella, Franca Pizzini, Chiara Saraceno, Lilia Sebastiani, Renate Siebert, Silvia Vegetti Finzi, Lorenza Zanuso.
Per il periodo in cui esso è pubblicato ma anche per lo sviluppo successivo del pensiero femminile sulla famiglia e il ruolo femminile nell’organizzazione sociale, l’interesse dell’articolo appare duplice. Un primo motivo di interesse è di tipo metodologico, e sta nell’intenzione dell’autrice di ancorare saldamente la sua riflessione ad una realtà concreta, cioè ad “un’analisi descrittiva delle condizioni strutturali di vita familiare” in un periodo e in un’area geografica circoscritti, con riferimento alla struttura in classi della società italiana. L’autrice rileva infatti che:
Studiare la famiglia è (…) difficile. Per tutti la famiglia è un’esperienza vissuta che ha prodotto sedimentazioni profonde nella struttura della personalità. Questo vissuto è una fonte inesauribile di suggerimenti e di interrogativi per l’indagine, ma è anche un ostacolo perché il campo è ingombro di tabù e di difese inconsapevoli. Studiare la famiglia è (…) frustrante perché si ha la sensazione che l’oggetto sfugga e non sia facilmente afferrabile. (p. 11)
Intento dell’autrice è invece quello di collocare la famiglia rispetto ai meccanismi fondamentali del sistema capitalistico e di ricondurre i diversi aspetti dell’organizzazione familiare (divisione dei ruoli, cicli di vita, condizione della donna) ai contesti sociali specifici.
Il secondo motivo di interesse, di tipo contenutistico, sta nella messa a fuoco di una struttura familiare all’interno della quale alla rigidità del ruolo e degli orari di lavoro del padre, in quanto procacciatore di reddito vincolato dalle regole del mercato, corrisponde un ruolo femminile che rende la donna moglie e madre ugualmente necessitata nel suo essere la “responsabile fondamentale della gestione familiare” (p. 12). Su questo terreno in particolare, l’analisi che l’autrice propone dei compiti connessi alla gestione familiare (dalla cura della casa a quella dei figli, con l’aggiunta dei nuovi compiti burocratici) costituisce uno dei primi contributi alla visibilità e alla definizione puntuale del lavoro della casalinga moderna:
...queste tendenze sembrano dare contenuti e modalità nuovi al ruolo di casalinga, in quanto comportano tempi e scadenze che richiedono una programmazione; contatti con enti esterni alla sfera domestica, che comportano responsabilità e competenze particolari; comportamenti di consumo in cui le alternative sono complesse, e rispetto alle quali è possibile una certa pianificazione. Tutti questi elementi contribuiscono a ‘professionalizzare’ il ruolo della casalinga, in contrasto con altre tendenze (…) che lo svuotano e lo routinizzano rispetto alle funzioni svolte in passato (p.18).
A questo come ad altri contributi di Laura Balbo si deve soprattutto la sistematizzazione delle intuizioni e delle riflessioni dei primi anni Settanta sulla funzionalità economica e culturale dell’istituzione familiare rispetto al sistema complessivo, con particolare riguardo alle complesse correlazioni tra famiglia e Welfare State, che verrà poi compiutamente proposta nel suo noto lavoro Stato di famiglia.
L’autrice propone anche, in questo articolo, diversi spunti per la riflessione che gli studi sociologici delle donne in Italia porteranno avanti negli anni successivi sulla doppia presenza femminile (nel lavoro familiare e nel lavoro per il mercato), formulando considerazioni sulle ricadute che lo svolgimento del ruolo di casalinga a certe condizioni può avere sulla presenza delle donne nel lavoro professionale:
In queste condizioni è un dato strutturale - cioè non legato a scelte individuali ma elemento generalizzato e permanente - che le donne con carico familiare siano assenti dal mercato del lavoro o che vi partecipino in forme occasionali, part-time, subordinate in ogni caso alle esigenze della gestione familiare. (p. 19).
Due variabili in particolare vengono segnalate come cruciali nel determinare le criticità della gestione femminile della famiglia in una determinata organizzazione sociale. Innanzitutto la variabile tempo, non solo per la quantità del tempo richiesto ma soprattutto per le peculiari caratteristiche di flessibilità che l’uso del tempo assume nel lavoro di cura, in quanto
insieme di attività frammentate, eterogenee, residuali (...) caratterizzate da notevole variabilità e imprevedibilità (si pensi ai cambiamenti che comporta, per l’organizzazione familiare, una malattia, in particolare dei figli; alla routine completamente diversa dei periodi di vacanza rispetto al periodo scolastico) che limita drasticamente la libertà nello svolgimento di altri compiti da parte di chi queste funzioni deve svolgere (p.12).
Emerge, dunque, già in questo articolo il problema della compatibilità tra orari del lavoro per il mercato e tempo del lavoro di cura, che oggi è al centro del dibattito politico e culturale sulle strategie di conciliazione di impegni professionali e genitoriali delle famiglie con bambini piccoli, nell’ottica di una valorizza zione sociale e di una più equa suddivisione tra uomini e donne del carico del lavoro di cura suggerite dalla Legge 125/’91 sulle pari opportunità.
La seconda variabile è costituita dalla possibilità/non possibilità di accesso delle famiglie al sistema dei servizi (pubblici e privati), che in alcuni casi (famiglie della fascia intermedia e della fascia superiore) mette a disposizione ulteriori risorse utili per la gestione del quotidiano, in altri (famiglie della fascia inferiore) invece, mancando, rende ancora più problematiche le condizioni di vita degli individui. Ritroviamo ancora l’interesse per l’uso del tempo e l’accesso ai servizi negli impegni più recenti di Laura Balbo — sia politici (è stata deputata al Parlamento per due legislature) che di ricerca (è oggi ordinaria di sociologia all’Università di Ferrara) — tra i quali un volume sulla vita quotidiana e le strategie di uso del tempo, Time to care, curato per la collana Griff di Franco Angeli.
L’attuale approdo della riflessione sulla famiglia che l’autrice avvia in questo articolo è poi espresso nell’opera Vincoli e strategie nella vita quotidiana, pubblicata nel 1990: il fuoco dell’analisi si sposta dalla famiglia all’organizzazione della vita quotidiana e, superando la tradizionale concezione separata di ‘privato’ e ‘pubblico’, postula come definitivamente acquisito sul piano teorico un nuovo approccio focalizzato invece sulla loro reciproca connessione (corsivo nel testo):
la ricerca e il dibattito sulla famiglia (non solo in Italia) vengono naturalmente (corsivo nel testo) collocati nell’ambito di processi ‘micro’, attinenti la soggettività individuale, e ‘privati’, nel senso di non rilevanti per il ‘pubblico’. Non viene nemmeno posto il seguente problema, di evidente rilievo sia teorico che politico: come si collega o interagisce questo livello o terreno d’azione, con processi ‘macro’, di resistenza e opposizione, o di innovazione e di direzione del sociale? (…) non ci si chiede come la famiglia e i soggetti nella famiglia e nel quotidiano, e le donne in particolare, si rapportano ai processi del ‘pubblico’ e del cambiamento. Per la gran parte delle donne adulte (ma forse di tutti gli esseri umani?), per la gran parte del tempo di vita, l’agire e il vivere è agire e vivere nella quotidianità: assumiamo allora che soltanto all’esplodere — comunque eccezionale — dei movimenti collettivi si dia occasione per essere soggetti della politica e del cambia mento? E le donne, in particolare, nella vita quotidiana e alle prese con il carico della riproduzione e della vita di cui sono responsabili, e che quotidianamente le impegna, sono per definizione passive, eteroregolate, irrilevanti per i processi sociali di lunga durata e complessivi?[1]
Dalla costante attenzione dell’autrice alle possibilità di cambiamento della qualità della vita e dell’organizzazione sociale, scaturisce infine un nuovo progetto, presentato nel 1993 con Friendly per l’Almanacco della società italiana. Il tema è quello della cittadinanza, l’attenzione è ancora una volta focalizzata sullo spazio del quotidiano, l’intenzione è quella di ragionare sull’assenza nella nostra vita di condizioni che soddisfino i nostri bisogni di una dimensione ‘amichevole’ (friendly) nei rapporti sociali, che subentri alle attuali manifestazioni di inefficienza, irresponsabilità, burocratismo, arroganza.
(Maria Beatrice Perucci)
[1] L. Balbo, M. P. May, G. A. Micheli, Vincoli e strategie nella vita quotidiana, Milano, Angeli, 1990





