Silvia De Francia, La medicina delle differenze, Storie di donne, uomini e discriminazioni, a cura di Cinzia Ballesio, Neos edizioni, Torino 2020
In tempi di confinamento e distanziamento sociale da Covid 19 la lettura è una bella risorsa e se poi si tratta di un testo che parla di salute e per di più lo fa in prospettiva di genere la curiosità rende la lettura particolarmente irresistibile.
I dati sulla pandemia in questo volume sono aggiornati solo fino all’aprile 2020, la pubblicazione risale al luglio dello stesso anno. Nel riportare i dati disponibili il libro sottolinea che su giornali e televisioni sono stati pochissimi gli approfondimenti scientifici in ottica di genere, ma a quella data per l’Istituto Superiore di Sanità la differenza era molto marcata: in Italia oltre il 60% dei decessi per infezione da Coronavirus era a carico di pazienti di sesso maschile e le statistiche erano simili nel resto del mondo: in Cina ad esempio era pari al 4,7% negli uomini a fronte del 2,8% nelle donne.
Un aggiornamento lo facciamo noi qui sulla base di un report dell’Istituto superiore di sanità relativo al periodo tra il 20 febbraio 2020 e il 13 gennaio 2021, che analizza la situazione italiana: a quella data i casi totali confermati erano 2.296.451, con una lieve maggioranza tra le donne (1.185.080 contro 1.111.352). Ma osservando il dato sui decessi, si vede come già a partire dalla fascia di età 10–19 anni la percentuale di persone morte a causa di Covid-19 sia più elevata tra la popolazione maschile con uno scarto che diventa più marcato tra i 50 e i 59 anni quando il rischio di esito infausto arriva ad essere triplicato.
Perché? Abitudini igieniche più radicate nelle donne? Più tempo trascorso tra le pareti domestiche? O è a causa della componente ormonale composta principalmente di estrogeni nella donna – che stimolano il sistema immunitario femminile – e di androgeni nell’uomo, che hanno invece una funzione immunosoppressiva? Domande che rimangono in sospeso e richiederebbero approfondimenti ulteriori.
Ecco un riepilogo delle informazioni già piuttosto note prima di iniziare la lettura in questo modo indisciplinato e un esame di quelle – invece molto più numerose – non altrettanto risapute.
Il libro ricorda e sottolinea che è dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1946 una definizione di salute che supera quella di assenza di malattie: “stato di benessere fisico, psichico e sociale”. Inoltre la nostra Costituzione prevede con l’articolo 32 la “tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo”. La promozione dell’uguaglianza e dell’equità in materia di salute era già presente nella piattaforma di Pechino del 1995.
Meno risaputa la notizia che l’Italia è stata il primo paese in Europa a ufficializzare la medicina di genere con l’approvazione della legge 3/2018 e che dal 13 giugno 2019 è stato approvato un Piano per l’applicazione e la diffusione della medicina di genere con l’obiettivo (citiamo dal Piano) di “fornire un indirizzo coordinato e sostenibile per la diffusione della Medicina di Genere mediante divulgazione formazione e indicazione di pratiche sanitarie che nella ricerca, nella prevenzione, nella diagnosi e nella cura tengano conto delle differenze derivanti dal genere al fine di garantire la qualità e l’appropriatezza delle prestazioni erogate dal Servizio Sanitario Nazionale in modo omogeneo sul territorio nazionale.” L’applicazione del Piano nell’ambito della formazione sanitaria ha tuttavia avuto una diffusione piuttosto limitata: la medicina di genere è stata inserita nei programmi dei corsi di laurea in medicina e chirurgia in Italia solo nelle università di Padova e Firenze. E in Europa le cose non sono andate molto meglio: le università hanno adottato l’ottica di genere nelle facoltà di medicina solo a Vienna, Helsinki, Berlino e Parigi.
Più che di medicina di genere, raccomandano le autrici, si dovrebbe parlare di medicina genere-specifica, che non è una singola disciplina di studio, ma un approccio metodologico trasversale che mira a studiare l’influenza del sesso e del genere sulle malattie. Perché “la Medicina di Genere in realtà non esiste. Esiste invece la medicina Genere-specifica, perché nel momento in cui si insegna o si pratica una medicina a misura di uomo e di donna non può essercene una che vada bene sempre. E non si può insegnare la Medicina di Genere come medicina parallela, o alternativa. La medicina va insegnata e praticata in modo genere-specifico in tutte le sue specialità, in modo onnicomprensivo”. (p. 31)
Ed ecco, in modo meno caotico, una descrizione del libro dal punto di vista della sua struttura: dopo una breve prefazione di Alessandra Caré, Direttrice del centro nazionale di riferimento per la medicina di genere dell’Istituto Superiore di Sanità, si passa a una panoramica storica a cura di Cinzia Ballesio. Lo stile di questo capitolo è discorsivo e brillante, una sorta di invito alla lettura approfondita dei tre capitoli conclusivi che occuperanno più avanti una parte molto consistente del volume.
“Protagoniste”, il primo e più ampio dei tre, è una galleria di sessantadue ritratti di donne “poco note o comunque poco riconosciute, che hanno dato un contributo essenziale non solo alla medicina, ma al suo esercizio, alla sua applicazione e ai diritti ad essa connessi.” I loro nomi sono in ordine alfabetico e accanto ad Agamede, figlia di Augia, re dell’Elide, esperta di farmaci secondo Omero, abbiamo quello storicamente ben documentato di Tina Anselmi che, Ministra della Salute, firmò la legge che istituì nel 1978 il Sistema Sanitario Nazionale. Nel suo ritratto le autrici non mancano di osservare: “Cattolica praticante, durante la discussione parlamentare relativa a quella che diventerà la legge 194 del 1978 sull’interruzione volontaria di gravidanza, vota a sfavore, ma come Ministra della Salute appone la sua firma, andando oltre le sue convinzioni personali nel pieno rispetto delle istituzioni e della laicità dello Stato.” (p. 84).
Non insolita la storia di donne che per poter seguire la loro passione per la medicina si dovettero fingere uomini o che lo divennero come Barry Miranda Stuart James, nato Margaret Ann Bulkley, che nella prima metà dell’Ottocento divenne Ispettore generale medico dell’esercito britannico. Nell’album fotografico che illustra questi ritratti un’immagine lo mostra impettito tra il cameriere giamaicano e il cagnolino che pare non lo abbandonassero mai. In servizio in Crimea ebbe modo di scontrarsi con Florence Nightingale. Anche la biografia di quest’ultima eroica fondatrice dell’assistenza infermieristica moderna fa parte di questa galleria di ritratti e la vediamo al centro di una foto di gruppo che la ritrae tra le sue allieve.
Continuando a spigolare tra la bellissima e ben documentata serie di ritratti troviamo la storia della timida scienziata cinese You You Tu, premiata con il Nobel a ottantaquattro anni. Lei affermò con semplicità di avere “sognato di fare qualcosa per aiutare il mondo” e combinando gli antichi saperi della medicina tradizionale cinese con quella occidentale sperimentò l’artemisina – principio attivo derivato dall’artemisia, descritta come rimedio antifebbrile in un trattato del IV secolo – nel trattamento della malaria. Grazie alla sua scoperta la mortalità per malaria è oggi ridotta di più del 50%.
L’album fotografico è seguito da una serie di utilissime sinossi cronologiche e da un’ampia bibliografia.
Importante nella parte centrale del libro il capitolo che tratta di Farmacoterapia e Genere. Non per caso: Silvia De Francia di mestiere fa la farmacologa clinica ed è una divulgatrice scientifica appunto sui temi di farmacologia e medicina di genere. Seguono i contributi di altri due studiosi: Tullia Penna sul ruolo della donna nella legge 40 che regola la Procreazione Medicalmente Assistita e Sergio Foà sugli aspetti giuridici della medicina di genere.
A Ferrara, il 6–7 dicembre 2019 si è svolto il workshop internazionale “Stato dell’arte della Medicina di Genere in Italia 2019 e sfide europee. Ricerca, Formazione, Divulgazione e Politiche attive” organizzato dal Centro Universitario di studi sulla Medicina di Genere dell’Università di Ferrara e presieduto dalla professoressa Tiziana Bellini. Il libro ne riporta una sintesi e rimanda per maggiori approfondimenti al sito dell’Università di Ferrara.
La curatrice Cinzia Ballesio è un’appassionata studiosa di storia delle donne e ha fatto parte del gruppo fondatore di “SeNonOraQuando?” a Torino. A lei dobbiamo l’ottima ricerca pubblicata nel 2017 con questa stessa editrice Neos: Le Figlie dei Militari, una scuola nuova per le donne della nuova Italia, che abbiamo avuto il piacere di ospitare nel 2018 in un’affollata e partecipata presentazione presso la nostra sede Laádan.
Ferdinanda Vigliani





