
Nessuna, prima di Else Jerusalem, aveva sollevato il velo sul tema dei bordelli nella capitale viennese, dove risaputamene la prostituzione era molto diffusa. Il “Buchel” – libretto di iscrizione che vincolava le donne a due visite mediche la settimana, da sostenersi a loro spese — contava circa 6000 donne iscritte, e se ne calcolavano circa 12.000 non registrate (ora Vienna ne conta circa 3300). Basti pensare a Reigen (Girotondo) di Schnitzler completato nel 1900 (ma messo in scena a Vienna per la prima volta nel 1920).
Il romanzo Der Heilige Skarabaus – Lo scarabeo sacro, l’insetto che trae dagli escrementi la sua vita e la sua fortuna — esce a Vienna nel 1909. E’ subito un “succès de scandale” e se ne contano moltissime edizioni, 22–23 solo nei primi due anni . Viene tradotto subito in inglese, olandese, francese, ungherese, lettone: peraltro in edizioni ampiamente tagliate, per l’argomento ma anche per la lunghezza del testo, intorno alle 700 pagine. Il successo e le riedizioni dureranno sino al nazismo, che lo includerà tra i testi “degenerati”. Poi verrà dimenticato con la sua autrice. E’ stato riedito solo recentemente.
La “Finis Austriae” non era avvertita, la vita a Vienna era piacevole e garbata, così come Stefan Zweig la ricorda nel libro “Il mondo di ieri” . La realtà però era più dura e complessa, e molti scarabei vi razzolavano. Si andava incrementando il razzismo antisemita, sempre presente nella cultura tedesca ma particolarmente in quella austriaca e rappresentato dal sindaco di Vienna Karl Lueger (nel Mein Kampf Hitler lo definisce “il più possente borgomastro tedesco”) che affermò che era lui a decidere chi era ebreo. Ma soprattutto c’è un sottoproletariato in continuo aumento che vive in una condizione sempre più miserevole. Sono rimaste famose le inchieste di Max Winter, giornalista impegnato nel reportage sociale, sui bassifondi e le fogne di Vienna: usate per viverci e lavorarci, tanto che fu istituita una squadra che le sorvegliava. Ne resta traccia in alcune famose sequenze del Terzo Uomo.
Else Kotányi, il nome da nubile della Jerusalem, nacque il 23 novembre 1876 a Vienna. Terza di sei figli, apparteneva a una famiglia benestante di origina ebrea e suo padre era un commerciante di vini ungherese. Dopo aver frequentato per quattro anni la facoltà di filosofia nella capitale asburgica, ma solo come auditrice (le donne non potevano iscriversi all’università a quel tempo). Nel 1901 sposò nella sinagoga di Vienna l’imprenditore Alfred Jerusalem .
Si unì all’eterogeneo gruppo della Jung-Wien fondato nel 1891 a cui appartenevano, anche se in ordine sparso, molti di quegli intellettuali che caratterizzeranno l’incredibile “esplosione d’intelligenza” della Vienna degli inizi del secolo scorso. L’organo ufficiale del movimento era il settimanale Die Zeit diretto dal critico Hermann Bahr. Il Café Griensteidl era il punto d’incontro degli artisti tra i quali scrittori come Hugo von Hofmannstahl, Arthur Schnitzler, Stefan Zweig e, per pochi anni, anche il polemista Karl Kraus.
Decise di dedicarsi alla scrittura e corrispose per consiglio e aiuto con Marie von Ebner_Eschenbach,- una delle più note scrittrici austriache — e con Arthur Schnitzler. Iniziò a pubblicare alcuni racconti ed in particolare un saggio centrato sull’educazione al matrimonio. Da qui inizia il suo coraggioso percorso in difesa del rispetto e dei diritti della donna tenendo conferenze e scrivendo articoli.
Si dedicò al tema esplosivo della sessualità femminile nei suoi scritti “Venere in croce” e “Commedia dei sensi”. L’opuscolo del 1902 “Dacci la verità” tratta della preparazione delle giovani ragazze al matrimonio, con Jerusalem che sostiene con veemenza l’educazione sessuale. Tra le poche intellettuali che se ne occuparono, diede anche uno sguardo molto critico all’opera antifemminista di Otto Weininger “Gender and Character”.
Nell’estate del 1909, Else Jerusalem incontrò l’embriologo Dr. Viktor Widakovich e se ne si innamorò. Mentre Alfred Jerusalem accettò il divorzio, Antonia Widakovich non voleva rinunciare a suo marito. Else Jerusalem si dimise dalla comunità ebraica il 23 gennaio 1911. Due giorni dopo fu battezzata protestante e il 28 gennaio sposò Viktor Widakovich, il cui divorzio era stato pronunciato a metà mese. Al tempo, al medico era già stata offerta una cattedra a Buenos Aires. Il 31 gennaio, la coppia si imbarcò per l’Argentina. Mentre Else e Viktor erano ancora sulla nave, Antonia Widakovich si tolse la vita a Vienna con un’overdose di morfina.
Ma Else Jerusalem non si adattò al Sud America, così lontano per mentalità e costumi dalla sua visione del mondo. Appena poteva, tornava in Europa. In uno di questi viaggi nel 1925, incontrò Albert Einstein che viaggiava sulla stessa nave. Nel 1928 si unì alla World League for Sexual Reform.
Sempre nel 1928 a Berlino iniziarono a girare un film tratto dal romanzo di Else e intitolato Rothausgasse — Il vicolo della casa rossa — . La pellicola venne subito bloccata dalla censura, poi sottoposta a tagli e infine autorizzata. Cinque anni dopo, Der Heilige Skarabaus venne sequestrato dalla Gestapo e dato alle fiamme durante la celebre notte del rogo dei libri.
Successivamente il Ministero del Reich per l’istruzione pubblica e la propaganda avrebbe dichiarato le sue opere dannose e indesiderate. Scrisse altre novelle, saggi, tra cui nel 1939 Die Dreieinigkeit der menschlichen Grundkräfte — La Trinità delle forze umane fondamentali – un trattato filosofico-psicologico. Ma non scrisse più nessun romanzo.
Morì il 20 gennaio 1943 a Buenos Aires per un aneurisma cerebrale. L’unico suo titolo pubblicato in Italia è il volume Liberazione e altre prose inedite, dall’editore Via del Vento nel 2017.
Der Heilige Skarabaus non è un libro erotico o pornografico (come ad esempio il coevo Josefine Mutzenbacher, oder die Geschichte einer Wienerischen Dirne von ihr selbst erhzalt di Felix Salten, l’autore di Bambi). Neanche è una descrizione strappalacrime, sebbene le biografie delle singole prostitute che scorrono nel libro siano descritti nelle loro differenti dolorose vicende. L’attenzione è focalizzata invece sul funzionamento di un bordello, rappresentato come una modalità esemplare di intrapresa capitalista.
Nella prima parte del romanzo Katerine rimane incinta di un agiato agricoltore del paese che non avendo mai avuto l’intenzione di sposarla, le offre del denaro a compenso. Katerina rifiuta e si sposta a Vienna con la figlia piccola Milada e l’amica Janka, vivendo la vita delle prostitute singole – Freimadel – e abitando in un appartamento della RothausGasse, vicolo già connotato dal fatto che vi abitano numerose prostitute.
Poi nel vicolo si attua una operazione di riqualificazione e sanificazione: pavimentazione, allacciamento alle reti di servizi, illuminazione e elettricità. L’operazione è promossa dallo stesso capo della polizia, che vuole vendere l’immobile ristrutturato con una licenza per un bordello di buon livello e ha quindi necessità di aumentarne l’attrattività e il valore. La maggior parte delle “FreiMadel” è costretta ad andare via, Katerina e Milada sono incluse nel bordello, Janka ritorna al paese.
L’importante per le proprietarie è il rendimento di più del cento per cento sul capitale investito. Una volta raggiunto il profitto totale desiderato, le titolari si ritirano. Tre diverse imprenditrici si susseguono come gerenti.
La prima, Madama Goldscheider, è una vedova ebrea di povere origini galiziane che gestisce un modesto commercio di tessuti. Ma, in vista dell’obiettivo di dare alla figlia una educazione cristiana e borghese che renda possibile un salto di classe, ha necessità di un’ingente quantità di denaro. E i profitti che le hanno prospettato le fanno prendere in considerazione l’affare. Da brava commerciante, fa un giro nei bordelli di Austria-Ungheria e Germania per verificare i rendimenti reali e vedere come mandare avanti l’esercizio. Poiché riscontri sono soddisfacenti, compra. Gestisce in maniera oculata e pulita, con alcool e pasti di ottima qualità, e ragazze che cambiano sovente, più qualche signora borghese che viene saltuariamente per arrotondare. Tratta bene le ragazze, ma i loro debiti verso di lei si accumulano lo stesso, e sono esigibili se vogliono andarsene.

Raggiunto lo scopo perseguito, Madama Goldscheider vende alla signorina Miller. E’ la perpetua di un curato di campagna e ha sempre gestito canonica e parrocchia con una grande parsimonia. Tuttavia alla morte del curato non ha ancora accumulato un capitale sufficiente per la vecchiaia. Si consiglia allora con una persona di sua fiducia per capire come investire proficuamente il suo gruzzolo. Benché rimanga scioccata all’inizio, i rendimenti prospettati la convincono. Per l’inesperienza e il consolidato braccino corto, rischia di mandare in rovina la casa. E’ a questo punto che Milada, la figura centrale del romanzo, cresciuta nel mestiere, l’aiuta nelle sue relazioni con le ragazze, i fornitori, la polizia sino a rendere di nuovo redditizia l’impresa. Nonostante Milada, richieda un terzo dei profitti, perviene anche lei al suo obiettivo. Milada la aiuta ad entrare in un pensionato religioso. La sua precedente attività viene descritta alla monaca che deve ammetterla come “tenutaria di una casa chiusa – Besitzerin eines Freudenhaus RothausGasse – e da questa trascritta nei documenti come “proprietaria di un pensionato approvato dalla città — Inhaberin eines styadtisch konzessionierten Pensionats-.
A sua volta la signorina Miller vende a madama Spizzari. Dopo la puntata anticlericale della signorina Miller, la sezione “Das System Spizzari” del testo è largamente ispirata al processo di Regine Riehl del 1906, con oltre venti prostitute rinchiuse a chiave, trattate come schiave e frustate ad ogni minimo accenno di ribellione, grazie anche alla tacita connivenza di funzionari di polizia. Il processo ebbe ampia risonanza, fu seguito dalla Jerusalewm e anche da Karl Kraus che gli dedicò un articolo su “Die Fackel” Qui dopo la la liberalità e l’agiata apparente normalità, si evidenziano i lati apertamene oscuri e distruttivi che attraggono alcune fasce di clienti. Gli uomini – clienti, poliziotti, amanti delle ragazze, e figure più importanti come il filosofo Horner e Gust, l’amore di Milada, — sono ovviamente presenti, ma sono figure di contorno.
Il romanzo si conclude in modoalto e luminoso: l’Istituto “Zur Lichtigen Hoh” che Milada fonda con Gust e Jultsch giovane campagnola incinta di Gust (ma Milada non dice a Gust che è lui il padre), un collegio-convitto per l’educazione dei figli delle prostitute.
Forse Else Jerusalem intravvede l’ascensione ad una vita libera solo in un salto di generazione e tramite l’educazione e il lavoro. Il suo romanzo attende ancora una traduzione in italiano.
A cura di Alida Novelli





