
Parole e pregiudizi : il linguaggio dei giornali italiani nei casi di femminicidio
Maria Dell’Anno
Città di Castello : LuoghInteriori, 2021
Il 18 febbraio 2022 alle ore 18 la Casa delle donne di Torino e le Biblioteche delle donne di Láadan hanno incontrato l’autrice. Sulla pagina Facebook della Casa il video dell’incontro.
“Stavolta ho voluto riflettere sul linguaggio e sul potere delle parole . Perché ogni parola che si sceglie di utilizzare porta con sé il bavaglio culturale che chi parla o scrive ha su quel tema tema, ma anche gli stereotipi ed i pregiudizi sociali e culturali con cui tutti e tutte siamo cresciuti.
Continua l’autrice: I giornali hanno quindi una responsabilità quotidiana nella narrazione di un grave fenomeno sociale quale è la violenza maschile contro le donne, che, radicando la propria origine nella cultura, ancora di più si scontra con quei pregiudizi e quegli stereotipi che è indispensabile combattere per eliminarla. I giornali hanno una responsabilità quotidiana nella narrazione di un grave fenomeno sociale quale è la violenza maschile contro le donne, che, radicando la propria origine nella cultura, si scontra con quei pregiudizi e quegli stereotipi che è indispensabile combattere per eliminarla. Dire qualcosa in un certomodo significa pensare quel qualcosa in un certo modo; esignifica condizionare anche chi legge a pensarlo in quel modo. Il modo in cui si racconta la violenza maschile contro le donne non è mai neutro, e pensare che il/la giornalista di cronaca si limiti a riportare fatti in modo puramente oggettivo è irreale: è inevitabile che il linguaggio di chi scrive rispecchi sempre la sua cultura e le sue idee su quel particolare argomento o contesto. Partendo dal presupposto che la violenza di genere sia un problema culturale, che quindi deve trovare la propria soluzione nella cultura e non solo nella legge, il saggio “Parole e pregiudizi” analizza il linguaggio che i quotidiani italiani scelgono di utilizzare nel riportare in cronaca i casi di femminicidio, al fine di verificare se la narrazione che viene restituita a chi legge sia coerente o no con gli obiettivi di prevenzione della violenza e di ogni forma di discriminazione Problema cruciale del femminicidio è, infatti, che la retorica dell’emergenza si rifiuti ancora di considerarlo un fenomeno strutturale socio-culturale, e non solo una delle tante forme di devianza criminale. Solo se tutte/i daremo un contributo al progresso della società in cui viviamo, le nostre bambine e i nostri bambini potranno avere un futuro migliore e libero da pregiudizi. Il primo passo è raccontare la realtà con le parole giuste.
Il libro è introdotto da una prefazione della professoressa Saveria Capecchi:
” Il fenomeno del femminicidio affligge l’Italia, così come molti altri paesi nel mondo, andando a ostacolare in maniera subdola e persistente l’obiettivo del raggiungimento di un’effettiva parità tra donne e uomini. […] Parole e pregiudizi di Maria Dell’Anno, alla stregua di altri suoi saggi sul tema, offre un contributo prezioso riguardo a questo spinoso problema sociale. Innanzitutto l’autrice espone in maniera chiara e puntuale i nodi teorici più rilevanti emersi dalla letteratura sul tema, aderendo pienamente all’ipotesi costruttivista ; per sradicare il fenomeno del femminicidio bisogna partire dalle sue radici culturali, ossia dalla disparità di potere tra uomini e donne socialmente e culturalmente costruita nel corso del tempo. Ancora oggi l’insieme delle agenzie di socializzazione , media compresi, ripropone in varia misura stereotipi e pregiudizi di genere che altro non fanno che legittimare questa disparità e alimentare aspettative legate ai ruoli di genere tradizionali nella popolazione infantile ed adulta.
Inoltre sulla base di un’analisi qualitativa degli articoli relativi a 20 casi di cronaca, apparsi sui principali quotidiani nazionali italiani tra aprile 2019 e aprile 2020 l’autrice mette a fuoco le modalità ricorrenti con cui si dispiega il racconto giornalistico del femminicidio. Lo scopo del saggio è quello di spronare i giornalisti e le giornaliste — “equipe di rappresentazione ( Goffman 1959) che media tra la cittadinanza ed i fatti — ‚nonché i lettori e le lettrici, a riflettere in maniera critica sui significati ed i messaggi veicolati nel loro complesso dalle parole utilizzate nella carta stampata.”
Maria Dell’Anno è giurista, criminologa e soprattutto scrittrice. Solo quando scrive sente che sta facendo ciò per cui è nata. Ha vissuto a Milano, Roma, Ferrara e ancora non ha finito di traslocare. Tuttavia adora Torino, città dove ambienta i suoi romanzi. Da alcuni anni studia e scrive sulla violenza maschile contro le donne, dopo essersi formata in due centri antiviolenza dell’Emilia- Romagna. Crede fermamente che solo un profondo cambiamento culturale potrà mettere la parola fine a questa perfida forma di violenza. Ha pubblicato i romanzi Troppo giusto quindi sbagliato (Ed. Le Mezzelane, 2019), Fuori tempo (Ed. Eretica, 2021), e i saggi Se questo è amore. La violenza maschile contro le donne nel contesto di una relazione intima (Ed. LuoghInteriori, 2019), “Parole e pregiudizi. Il linguaggio dei giornali italiani nei casi di femminicidio” (Ed. LuoghInteriori, 2021). Ha vinto vari premi letterari e suoi racconti sono pubblicati in antologie. Scrive articoli su NoiDonne.org.





